martedì 12 giugno 2007

Free thinking

‘Governare non è un atto del pensiero’.
Ecco come mi sono innamorato di questa frase: erano giorni che cercavo di trovare un’espressione sintetica ed efficace, e soprattutto filosofica, per ciò che mi frullava da tempo per la testa, e a fornirmi su un piatto d’argento la soluzione è stato nientemeno che il prof. Padoa Schioppa.
Governare non è un atto del pensiero. Così, l’altra sera, risponde il ministro al giornalista che lo accusa di aver fatto poco rispetto a quanto programmato dal governo. Come dire: un conto è pensare le riforme, un altro è attuarle; un conto è mettersi attorno a un tavolo e riempire delle pagine bianche con le migliori riforme mai vergate da mano umana, un altro è – una volta al governo – trasformare questi liberi, gratuiti e sopraffini atti di pensiero in altrettante azioni di governo.

C’è chi nel passato ha cercato di gettare discredito sui Liberi Atti di pensiero, affermando che in fondo fantasticare sia la cosa più facile del mondo. Dico, stiamo scherzando? Noi non elaboriamo atti del pensiero qualunque. Noi viviamo e ci nutriamo di atti del pensiero di livello elevatissimo. Siamo dei raffinati, noi. In quanto ad atti di pensiero non siamo secondi a nessuno. Siamo infatti capaci di compiere atti del pensiero con tale forza e intensità da confonderli sovente con la bieca quotidianità.

Facciamo un esempio. Pensate per esempio a un mondo senza guerre. Pensato? Bravissimi! Non è fantastico? Dio mio, se chiudo gli occhi mi vengono i brividi dall’emozione… facile, no? Insomma è grandioso! Abbiamo pensato a un mondo senza guerre, è bellissimo, l’hai pensato anche tu? Davvero? Allora Stop alle Guerre, senza indugio. Qui e ora. Che odio la guerra. Che brutto. Deponete le armi e dialoghiamo. Scendiamo in piazza e gridiamolo al mondo, ecco il nostro Atto di pensiero. Allora vuol dire che se possiamo immaginare idee del genere possiamo fregiarci del titolo di Pacifista, colui che rifiuta la guerra. Non è fantastico? Una moltitudine di persone che condivide il medesimo atto di pensiero, ‘Stop alla guerra globale’. Cosa importa, poi, se nei fatti la guerra sia un dato costante, ineliminabile, essenziale della vita reale? Cosa importa se le dichiarazioni ideali non si sono mai trasformate anche solo in vaghe ipotesi di metodologie operative? Noi non proponiamo certo soluzioni. Non abbiamo nessuna intenzione di metterci a ragionare concretamente e realisticamente su come idee così alte siano applicabili all’infima realtà quotidiana. Non vogliamo certo sporcarci le mani. E poi, non siamo certo politici o militari. Ma siamo gente che pensa, questo sì. E abbiamo diritto di esprimere il nostro pensiero.

E poi – dato assai rilevante - gli atti di pensiero sono davvero democratici. Adulti, bambini, politici, pensionati, operai, manager, ladri, assassini: tutti possono sognare, e fantasticare non costa nulla. E chiunque sarà d’accordo nel sostenere che gli Atti di pensiero fanno da sempre la loro porca figura, soprattutto ultimamente. Provate infatti a cambiare anche solo di poco la realtà in senso positivo: nessuno se ne accorgerà, anzi ve lo rimprovereranno. Formulate, invece, un iperbolico Atto del pensiero: verrete celebrato come Eroe, come Genio dell’Umanità, come Salvatore.

Dunque non esiste ragione in base alla quale gli atti del pensiero debbano acquisire la pragmaticità dell’azione reale. In fondo, detto tra noi, chissenefrega? È del tutto ininfuente. Anzi, devono ben guardarsi dal farlo. Del resto, chi ha voglia di misurarsi con la realtà? Meglio non confondersi con essa. Troppo complicata. Sappiamo già come va a finire: la realtà è immodificabile, una qualsiasi nostra azione concreta – qualsiasi valore essa abbia - non potrà mai contribuire a cambiare alcunchè, dunque dimentichiamoci delle azioni, e affidiamoci agli atti di pensiero. Lasciateci crogiolare nella constatazione che noi, quantomeno, siamo in grado di formulare pensieri di tale vastità, siamo capaci di andare oltre la mera quotidianità, siamo capaci di slanci, di ebbrezza, di passione, di orizzonti.

5 commenti:

astrosio ha detto...

uno delle più grandi (e taciute) ingiustizie della condizione umana, infatti, è che il fatto di sviluppare concetti molto belli non ci evita in nessuno modo di essere costretti a fare la cacca.

Anonimo ha detto...

Pssssssst, non c'è solo la filosofia!

Firmato, un ex filosofo

Orazio ha detto...

hai scritto esattamente quello che penso, non si schioda di una virgola. Sono contento che ce ne sia almeno un'altro al mondo che la pensa come me. Ad ogni modo se il pacifismo non avrà mai successo perchè va a toccare una costante quasi ineliminabile come la guerra, fare delle riforme come le si è pensate è una pratica molto più accessibile ai mortali, richiede solo un po' di polso e carisma. Ah, e ovviamente non bisogna avere la necessità di essere rieletti... :)

orazio ha detto...

ah, e chiedo scusa per aver scritto un'altro.

LSSNDR ha detto...

ehi orazio, sono convinto che siamo anche più di due...