
giovedì 10 dicembre 2009
martedì 26 maggio 2009
Aforismi, 17
Tutto il mondo è palese.
S'i fosse foco
S’i fosse foco, mi spegnerei
S’i fosse acqua, evaporerei
S’i fosse vento, m’acqueterei
S’i fosse sole, m’offuscherei.
S’i fosse uccello, camminerei
S’i fosse gatto, abbaierei
S’i fosse pianta, appassirei
S’i fossi rosa, non pungerei.
S’i fosse tempo, non scorrerei
S’i fosse vetta, m’appiattirei
S’i fosse sogno, mi sveglierei
S’i fosse Dio, bestemmierei.
S’infin io fosse, non più sarei.
S’i fosse acqua, evaporerei
S’i fosse vento, m’acqueterei
S’i fosse sole, m’offuscherei.
S’i fosse uccello, camminerei
S’i fosse gatto, abbaierei
S’i fosse pianta, appassirei
S’i fossi rosa, non pungerei.
S’i fosse tempo, non scorrerei
S’i fosse vetta, m’appiattirei
S’i fosse sogno, mi sveglierei
S’i fosse Dio, bestemmierei.
S’infin io fosse, non più sarei.
lunedì 9 marzo 2009
Decimo: morte dei primogeniti
(L'Antico Testamento apocrifo è un esercizio di riscrittura di alcuni dei capitoli del testo biblico. Per chi fosse interessato, si suggerisce la lettura parallela e il confronto con le scritture originali.)
Esodo 12, 21 : 33
Per liberare il popolo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto il Signore operò fatti straordinari. Primo: mutare tutta l'acqua d'Egitto in sangue; secondo: ricoprire ogni centimetro quadro della terra d'Egitto di rane; terzo: trasformare ogni granello di polvere egizia in zanzare; quarto: infestare l'Egitto di mosconi; quinto: far morire indistintamente tutti i capi di bestiame d'Egitto: cavalli, asini, cammelli, pecore e buoi; sesto: provocare ulcere con ascessi tanto alle bestie che a tutti gli abitanti d'Egitto; settimo: colpire l'Egitto con una grandinata di inaudita violenza, tale da ricoprire terra, bestie e uomini; ottavo: invadere l'Egitto con tante cavallette da oscurare il cielo e divorare, fino a far scomparire, ogni traccia di verde; nono: far calar per tre giorni sull'intero Egitto tenebre fittissime.
Ma mentre si cimentava in tali opere straordinarie, allo stesso tempo Egli si adoperava straordinariamente a rendere ostinato - contro la volontà del faraone stesso e quella di un intero popolo – il cuore del capo supremo dell'Egitto, che con stupore di tutti non si piegava né al volere e alla potenza di Dio nè alle minacce di Mosè, e non lasciava partire gli Israeliti.
Chiese dunque Mosè a Dio: ‘Quanto durerà, Signore, l'ostinazione del faraone? Egli non teme le tue mirabili opere, non cede di fronte alla tua forza, non arretra di fronte ai tuoi terribili attacchi. Il popolo è disperato, gli Egiziani continuano a inasprire le violenze e gli Israeliti iniziano a dubitare della tua forza’.
Rispose Dio: ‘Presto, mio debole popolo affamato di libertà, avrete pane per i vostri denti; misurerete senza fallo tutta la mia potenza, e finalmente chinerete eternamente il capo al mio cospetto. Credete davvero, stupidi esseri, che il faraone possegga davvero, di sua propria natura, tale sicumera e arroganza da opporsi ai fatti straordinari da me operati? Sono io, Dio, che rispondo a voi per bocca del faraone! Sono io a lasciarvi ancora in Egitto! Il faraone, pusillanime quanto ogni altro essere umano, vi avrebbe fatto fuggire fin dal primo istante. Sono io a negarvi la gioia della libertà! E questo perché voi, popolo scelto, possiate vedere tutto ciò con i vostri occhi, e comprendiate fino in fondo la mia terribile e infinita grandezza'.
Disse Mosè: 'Signore, risparmiaci tutte queste atrocità, risparmia il popolo egizio, e noi saremo eternamente tuoi schiavi!’.
Replicò Dio: ‘Taci, uomo. Non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi. Nulla vi sarà risparmiato. Perché ciò che vi persuade e vi tranquillizza, ciò che mette ordine e dà un senso alle vostre vite, non sono certo la pietà, il perdono o la compassione, ma il terrore e il timore; non la parola, ma il sangue, non le idee, ma le azioni. Sarà dunque il terrore stesso a persuadere tutti, definitivamente. Ma è giunta appunto l'ora di ammorbidire il cuore del faraone'.
Il Signore convocò quindi tutto il popolo d'Israele e disse loro: 'Andate a procurarvi un agnello o un capretto per la vostra famiglia e sgozzatelo a mia eterna gloria. Prendete quindi un mazzetto di issopo, intingetelo nel sangue raccolto nel catino e con questo fate un segno sugli stipiti delle porte. Nessuno provi a uscire di casa fino al mattino seguente! Io, il Signore, passerò a castigare l'Egitto e vedrò il sangue sugli stipiti: allora io passerò davanti alla vostra porta e non permetterò all'angelo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire'.
A mezzanotte, l'angelo sterminatore iniziò a colpire ogni primogenito degli egiziani, dal primogenito del faraone a capo dell'Egitto, al primogenito del prigioniero rinchiuso nel carcere sotterraneo e tutti i primogeniti del bestiame. Dio passava casa per casa, porta per porta, stalla per stalla, e dove la porta non era segnata col sangue di un agnello innocente, Dio mandava l'angelo sterminatore a procurarselo dal primogenito di famiglia.
L'angelo sterminatore agì con fermezza, precisione e meticolosità. A seconda delle circostanze, spingeva con delicatezza la sua spada fiammeggiante nel petto di un neonato, o tagliava con un colpo fulmineo e netto la testa di un uomo, o ancora fracassava il cranio di un vitello con un singolo colpo ben assestato con il manico della sua terribile arma. Era stato Dio stesso a esigere uno sterminio con infinite variazioni sul tema, affinché il suo popolo comprendesse l'incommensurabilità della sua forza.
Non fu facile per l'angelo sterminatore portare a termine il compito conferitogli da Dio: diversi uomini e animali, allarmati dalle orribili urla di dolore che man mano si diffondevano nel paese, si nascosero nelle tenebre: chi nell'angolo remoto e buio di una stalla, chi in una grotta, chi in un pozzo, chi in cima a un albero. Pazientemente l'angelo sterminatore inseguì anche l'ultimo primogenito della terra di Egitto, un giovane che si illudeva di essersi nascosto all'occhio onnivedente di Dio. L'angelo, dopo averlo privato di braccia e gambe, lasciò il giovane mutilato dimenare il povero tronco e urlare dal dolore per qualche tempo, quindi gli strappò gli occhi e lo finì infilandogli la spada nella gola.
Lo sterminio dei primogeniti era terminato. L'intero Egitto, dopo ore di grida lancinanti nella notte, era ora ammutolito dall'orrore. Fu allora che il faraone convocò Mosè e Aronne e disse loro: 'Allontanatevi dal mio popolo, voi due e tutti gli Israeliti! Andate a servire il Signore come avete detto!'.
Gli Israeliti presero i recipienti con la pasta non ancora lievitata, li avvolsero nei mantelli e se li caricarono sulle spalle. Era finalmente giunto il momento di lasciare l'Egitto, ma prima di abbandonare quella terra inospitale Mosè voleva ringraziare il Dio protettore del suo popolo con un gesto che seppur non paragonabile alle sue opere straordinarie, sarebbe stato a loro immagine e somiglianza. Dopo che Dio e l'angelo avevano sterminato i primogeniti d'Egitto, infatti, Mosè ordinò agli Israeliti di farsi consegnare tutti gli oggetti d'oro e d'argento, e anche tutti i vestiti: di vecchi, donne, uomini, bambini, guerrieri, sacerdoti, faraone.
L'ordine impartito da Mosè incontrò il favore del Signore, il quale fece in modo che gli Egiziani fossero ben disposti verso il suo popolo. Essi acconsentirono di buon grado alle loro richieste, e così gli Israeliti portarono via tutto agli Egiziani.
mercoledì 25 febbraio 2009
Il castigo
(L'Antico Testamento apocrifo è un esercizio di riscrittura di alcuni dei capitoli del testo biblico. Per chi fosse interessato, si suggerisce la lettura parallela e il confronto con le scritture originali.)
Udendo queste parole gli uomini, pur sapendo di non poterne fare a meno, si pentirono amaramente di aver creato Dio. Decisero quindi che sì, si sarebbero fatti dominare, sì, avrebbero accolto la sua parola come legge, ma non da qui, dalla terra. Dio era simile all'uomo, ma non identico: doveva dunque essere separato, allontanato, confinato. Doveva diventare sacro.
Fu così che gli uomini destinarono al loro unico dominatore la parte più alta dei cieli. Da lì, dalla sua sacra e privilegiata posizione, Dio avrebbe amministrato per l'eternità l'ordine universale.
Nessuno si ricordò di Satana, il quale, terrorizzato, si era nascosto dietro un albero, col cuore di Dio in gola, sperando che lo stesso proprietario e i suoi originali creatori si dimenticassero della sua recentissima e compromettente esistenza.
Dopo aver confinato Dio al settimo cielo, gli uomini si domandarono che fine avesse fatto Satana; pochi lo cercarono, quella notte, tra gli alberi dell'Eden. I più erano dell'idea che Dio se lo fosse portato con sé nell'alto dei cieli.
Da quella notte, Satana, col cuore di Dio nel petto, vaga indisturbato tra gli uomini, sulla terra.
La disubbidienza
(L'Antico Testamento apocrifo è un esercizio di riscrittura di alcuni dei capitoli del testo biblico. Per chi fosse interessato, si suggerisce la lettura parallela e il confronto con le scritture originali.)
Un bambino, che era sfuggito agli sguardi distratti del padre e della madre, entrò nel giardino dell'Eden. Incontrò Dio, il primogenito, e gli domandò: 'È vero che gli uomini ti hanno proibito di cogliere i frutti di quell'albero? L'hanno vietato anche a me, dicendomi che mangiare uno di quei frutti mi farebbe morire'.
'Così pare, mio ingenuo fanciullo, ma mentre nel tuo caso è bene seguire la prescrizione dei genitori, che hanno autorità su di te, io posso infischiarmene dei divieti a me imposti dagli uomini, i quali, sul sottoscritto, non hanno alcun potere'.
'Sarà anche vero' – intervenne il secondo Dio, originato dal cuore del primo – 'sta di fatto che gli uomini, che ti hanno plasmato con le le loro mani, ti hanno vietato di mangiare quei frutti, e secondo me dovresti ascoltarli. Ti hanno infatti permesso tutto, eccezion fatta per questa minuzia. Cosa ti costa rinunciare? Potresti farlo quantomeno per gratitudine'.
'Chi sei tu - tuonò il primo Dio - per dirmi cosa fare o non fare? Come osi contraddirmi? Sebbene tu sia carne della mia carne, ti rivolgi a me come un nemico, per questo da questo momento tu ti chiamerai Satana! Credi dunque, Satana, che gli uomini mi abbiano creato per avere in cambio gratitudine? Agli uomini non serve riconoscenza, ma ordine, legge, risposte, senso. Sono io che devo dire loro cosa fare, e non il contrario'. 'Dunque mangerai il frutto? - disse Satana. 'Che tu stesso sia testimone. Guarda' – replicò Dio.
Alla vista di Dio che staccava il frutto dall'albero, il bambino cominciò a correre terrorizzato fuori dall'Eden. 'Dio sta mangiando i frutti proibiti!' - gridò il fanciullo arrivando al campo. Tutti i presenti si allarmarono: nessuno era mai sopravvissuto al micidiale veleno di quei frutti. Si precipitarono quindi tutti al giardino dell'Eden, presagendo il peggio. Quando arrivarono nei pressi dell'albero videro, con loro somma sorpresa, il Dio primogenito che stava assaporando con grande soddisfazione la polpa del fantomatico frutto. A quella vista tutti gli uomini, improvvisamente, ammutolirono. Nessuno voleva credere ai propri occhi: non c’era animale, nè uccello, nè insetto che fosse mai sopravvissuto al suo letale veleno. Dio, al contrario, aveva già consumato diversi frutti ed esibiva una salute di ferro.
'Di che cosa vi sorprendete, sciocchi mortali! Vi aspettavate forse che sarei crollato come una bestia qualunque al primo morso? Dimenticate forse che mi avete plasmato a vostra immagine e somiglianza? Immagine e somiglianza, immagine e somiglianza! Capite? Io sono sì simile a voi, ma non identico, per vostra stessa scelta. Io sono la vostra migliore espressione, la vostra punta di diamante, il vostro modello, il riferimento, il pastore, il dominatore, il senso, l'ordine, la risposta, la verità. Pensavate davvero che il misero frutto di un alberello che voi stessi mi avete dato in potere avrebbe potuto procurarmi anche solo una semplice indigestione?'.
Un bambino, che era sfuggito agli sguardi distratti del padre e della madre, entrò nel giardino dell'Eden. Incontrò Dio, il primogenito, e gli domandò: 'È vero che gli uomini ti hanno proibito di cogliere i frutti di quell'albero? L'hanno vietato anche a me, dicendomi che mangiare uno di quei frutti mi farebbe morire'.
'Così pare, mio ingenuo fanciullo, ma mentre nel tuo caso è bene seguire la prescrizione dei genitori, che hanno autorità su di te, io posso infischiarmene dei divieti a me imposti dagli uomini, i quali, sul sottoscritto, non hanno alcun potere'.
'Sarà anche vero' – intervenne il secondo Dio, originato dal cuore del primo – 'sta di fatto che gli uomini, che ti hanno plasmato con le le loro mani, ti hanno vietato di mangiare quei frutti, e secondo me dovresti ascoltarli. Ti hanno infatti permesso tutto, eccezion fatta per questa minuzia. Cosa ti costa rinunciare? Potresti farlo quantomeno per gratitudine'.
'Chi sei tu - tuonò il primo Dio - per dirmi cosa fare o non fare? Come osi contraddirmi? Sebbene tu sia carne della mia carne, ti rivolgi a me come un nemico, per questo da questo momento tu ti chiamerai Satana! Credi dunque, Satana, che gli uomini mi abbiano creato per avere in cambio gratitudine? Agli uomini non serve riconoscenza, ma ordine, legge, risposte, senso. Sono io che devo dire loro cosa fare, e non il contrario'. 'Dunque mangerai il frutto? - disse Satana. 'Che tu stesso sia testimone. Guarda' – replicò Dio.
Alla vista di Dio che staccava il frutto dall'albero, il bambino cominciò a correre terrorizzato fuori dall'Eden. 'Dio sta mangiando i frutti proibiti!' - gridò il fanciullo arrivando al campo. Tutti i presenti si allarmarono: nessuno era mai sopravvissuto al micidiale veleno di quei frutti. Si precipitarono quindi tutti al giardino dell'Eden, presagendo il peggio. Quando arrivarono nei pressi dell'albero videro, con loro somma sorpresa, il Dio primogenito che stava assaporando con grande soddisfazione la polpa del fantomatico frutto. A quella vista tutti gli uomini, improvvisamente, ammutolirono. Nessuno voleva credere ai propri occhi: non c’era animale, nè uccello, nè insetto che fosse mai sopravvissuto al suo letale veleno. Dio, al contrario, aveva già consumato diversi frutti ed esibiva una salute di ferro.
'Di che cosa vi sorprendete, sciocchi mortali! Vi aspettavate forse che sarei crollato come una bestia qualunque al primo morso? Dimenticate forse che mi avete plasmato a vostra immagine e somiglianza? Immagine e somiglianza, immagine e somiglianza! Capite? Io sono sì simile a voi, ma non identico, per vostra stessa scelta. Io sono la vostra migliore espressione, la vostra punta di diamante, il vostro modello, il riferimento, il pastore, il dominatore, il senso, l'ordine, la risposta, la verità. Pensavate davvero che il misero frutto di un alberello che voi stessi mi avete dato in potere avrebbe potuto procurarmi anche solo una semplice indigestione?'.
Creazione di Dio - parte seconda
Gli uomini piantarono un giardino a oriente, nella regione di Eden, e vi misero il Dio che avevano plasmato. Nel giardino vi erano alberi di ogni specie: erano belli a vedersi e i loro frutti squisiti. Gli uomini presero Dio e lo misero nel giardino di Eden per governare la terra da una posizione di privilegio: 'Sei libero di fare ciò che vuoi – dissero gli uomini a Dio - ma sta lontano dai frutti di quest'albero. Se ne mangerai sarai destinato a morire'.
Poi gli uomini dissero: 'Nessuno di noi può sopravvivere da solo. Quindi anche Dio, che abbiamo plasmato a nostra immagine e somiglianza, non può vivere senza qualcuno al suo fianco'. Allora gli uomini fecero scendere un sonno profondo su Dio, che si addormentò; poi gli strapparono il cuore e richiusero la carne al suo posto. Con quel cuore gli uomini formarono un altro Dio, e condussero il secondogenito al cospetto del primogenito, che esclamò: 'Questo sì! è sangue del mio sangue, carne della mia carne!'. 'Dà a lui un nome', dissero gli uomini a Dio, e Dio replicò: 'Voglio pensarci bene perchè non posso sbagliare'.
'Perciò' – dissero gli uomini a tutta l'assemblea - 'Dio lascerà uomini e donne, anziani e bambini, per stare con il nostro Dio secondogenito, e il loro legame sarà tanto forte che saranno una cosa sola'.
Poi gli uomini dissero: 'Nessuno di noi può sopravvivere da solo. Quindi anche Dio, che abbiamo plasmato a nostra immagine e somiglianza, non può vivere senza qualcuno al suo fianco'. Allora gli uomini fecero scendere un sonno profondo su Dio, che si addormentò; poi gli strapparono il cuore e richiusero la carne al suo posto. Con quel cuore gli uomini formarono un altro Dio, e condussero il secondogenito al cospetto del primogenito, che esclamò: 'Questo sì! è sangue del mio sangue, carne della mia carne!'. 'Dà a lui un nome', dissero gli uomini a Dio, e Dio replicò: 'Voglio pensarci bene perchè non posso sbagliare'.
'Perciò' – dissero gli uomini a tutta l'assemblea - 'Dio lascerà uomini e donne, anziani e bambini, per stare con il nostro Dio secondogenito, e il loro legame sarà tanto forte che saranno una cosa sola'.
lunedì 23 febbraio 2009
Creazione di Dio - parte prima
(L'Antico Testamento apocrifo è un esercizio di riscrittura di alcuni dei capitoli del testo biblico. Per chi fosse interessato, si suggerisce la lettura parallela e il confronto con le scritture originali.)
Genesi, 1 : 26 - 31
In principio, quando apparvero i primi uomini, sulla terra non c'era solo vapore che saliva dal suolo e ne inumidiva tutta la superficie. Vi erano cespugli ed erba verde, ogni specie di piante col proprio seme, e ogni specie di alberi da frutta col proprio seme. Vi erano animali che guizzavano nelle acque, volavano in cielo e popolavano la terra. Vi erano poi gli animali domestici, quelli selvatici e quelli che strisciano al suolo.
Gli uomini, smarriti e sorpresi, rapiti da quanto li circondava, incuriositi e timorosi al medesimo tempo, rimanevano ore e ore stupefatti sotto piogge torrenziali, o non si stancavano di contemplare un albero colpito da un fulmine ardere in un'enorme lingua di fuoco, o seguivano il sole scomparire dietro le montagne con la stessa avidità con cui osservavano le acque impetuose di un torrente cadere dalle montagne, o, ancora, assistevano con sacro terrore alla nascita di un bambino, o alla morte di un vecchio, incapaci di comprendere il senso di tutto ciò.
La sera, attorno al fuoco, ognuno raccontava le proprie osservazioni e chiedeva agli altri spiegazioni, ma nemmeno i più anziani avevano una risposta. Nessuno era in grado di giustificare il variare dei venti, le grida delle fiere, il volo degli uccelli, i frutti delle piante, la trasparenza delle acque. Nessuno conosceva il perché della vita e della morte, della veglia e del sonno, dalla saggezza e della follia, del bene e del male.
Una sera un uomo si alzò e disse di fronte all'assemblea: 'Non è bene che l'uomo viva senza risposte. Se la risposta non c'è, la creeremo con le nostre stesse mani. Facciamo Dio! Sia simile a noi, sia la nostra immagine. Dominerà sulla vita e sulla morte, sul tempo e sullo spazio, sul sole e sulle stelle, sulla terra e sul cielo, sui mari e le montagne, sugli uomini e sulle bestie. Dio sarà l'eterna risposta a ogni nostra domanda'.
Fu così che l'uomo creò Dio simile a sé, lo creò a sua immagine e somiglianza, e lo benedisse con queste parole: 'Dal cielo tu dominerai l'universo e tutto ciò che si muove sulla terra. Governerai e dominerai sull'uomo, sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sugli animali che strisciano al suolo. Sarai temuto e onorato. Grazie a te daremo finalmente un senso e un ordine alle nostre vite'.
E così avvenne.
E l'uomo vide che tutto quello che aveva fatto era davvero molto bello, e rese grazie a Dio.
Gli uomini, smarriti e sorpresi, rapiti da quanto li circondava, incuriositi e timorosi al medesimo tempo, rimanevano ore e ore stupefatti sotto piogge torrenziali, o non si stancavano di contemplare un albero colpito da un fulmine ardere in un'enorme lingua di fuoco, o seguivano il sole scomparire dietro le montagne con la stessa avidità con cui osservavano le acque impetuose di un torrente cadere dalle montagne, o, ancora, assistevano con sacro terrore alla nascita di un bambino, o alla morte di un vecchio, incapaci di comprendere il senso di tutto ciò.
La sera, attorno al fuoco, ognuno raccontava le proprie osservazioni e chiedeva agli altri spiegazioni, ma nemmeno i più anziani avevano una risposta. Nessuno era in grado di giustificare il variare dei venti, le grida delle fiere, il volo degli uccelli, i frutti delle piante, la trasparenza delle acque. Nessuno conosceva il perché della vita e della morte, della veglia e del sonno, dalla saggezza e della follia, del bene e del male.
Una sera un uomo si alzò e disse di fronte all'assemblea: 'Non è bene che l'uomo viva senza risposte. Se la risposta non c'è, la creeremo con le nostre stesse mani. Facciamo Dio! Sia simile a noi, sia la nostra immagine. Dominerà sulla vita e sulla morte, sul tempo e sullo spazio, sul sole e sulle stelle, sulla terra e sul cielo, sui mari e le montagne, sugli uomini e sulle bestie. Dio sarà l'eterna risposta a ogni nostra domanda'.
Fu così che l'uomo creò Dio simile a sé, lo creò a sua immagine e somiglianza, e lo benedisse con queste parole: 'Dal cielo tu dominerai l'universo e tutto ciò che si muove sulla terra. Governerai e dominerai sull'uomo, sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sugli animali che strisciano al suolo. Sarai temuto e onorato. Grazie a te daremo finalmente un senso e un ordine alle nostre vite'.
E così avvenne.
E l'uomo vide che tutto quello che aveva fatto era davvero molto bello, e rese grazie a Dio.
martedì 17 febbraio 2009
Corruzione generale
(L'Antico Testamento apocrifo è un esercizio di riscrittura di alcuni dei capitoli del testo biblico. Per chi fosse interessato, si suggerisce la lettura parallela e il confronto con le scritture originali.)
Genesi, 6 : 1 - 8
Gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra. Nacquero loro delle figlie. I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e si scelsero quelle che vollero.
Allora il Signore disse: 'Non lascerò che il mio alito vitale rimanga per sempre nell'uomo perché egli è fragile. La sua vita avrà un limite: 120 anni'.
Eppure, nonostante gli ammonimenti, nonostante la condanna e la punizione, nonostante la cacciata dal paradiso, nonostante il recente limite imposto alla durata della sua esistenza, l'essere umano era sempre più malvagio, e il suo pensiero era costantemente, invariabilmente, inesorabilmente rivolto al male. Sebbene il Signore fosse senza dubbio rimasto sorpreso dagli enormi progressi tecnici, dall'inventiva e dalla creatività, dalla capacità di adattamento e dall'istinto di sopravvivenza dimostrati dalle sue creature, vedeva con altrettanta chiarezza e lungimiranza che nulla era migliorato nell'ambito dell'etica, della morale, della condotta di vita.
Dio sapeva inoltre che ciò a cui avrebbe assistito in futuro sarebbe stato semplicemente un progresso delle tecniche, degli strumenti, dei mezzi, delle conoscenze, non certo dell'uomo in se stesso. Insomma il Creatore comprese che l'uomo, col trascorrere dei secoli, avrebbe sì costruito torri sempre più alte, mezzi di trasporto sempre più potenti e veloci, avrebbe utilizzato strumento sempre più precisi, avrebbe fatto calcoli sempre più complessi, ma a fronte di ciò non sarebbe diventato migliore, o, per essere ancora più chiari, più buono. L'egoismo, la violenza, il sopruso, lo stupro, la sopraffazione, l'arroganza, la maldicenza, l'invidia, la malvagità, si sarebbero accresciute e intensificate alla pari del cosiddetto e supposto progresso scientifico e tecnologico. D'altra parte l'altruismo, l'amore, la solidarietà, la comprensione, la pazienza, la gratitudine, la gentilezza, avrebbero impersonato, in questa immane tragedia, solo ruoli di secondo piano, ininfluenti a livello della narrazione.
Fu dopo questa serie di amare e lucide riflessioni che il Signore, l'Altissimo, l'Onnipotente, si pentì in tutta coscienza di aver fatto l'uomo. E fu a tal punto disperato e addolorato che disse: 'Sterminerò dalla terra quest'uomo da me creato, e insieme con lui anche il bestiame, i rettili e gli uccelli del cielo'.
Genesi, 6 : 1 - 8
Gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra. Nacquero loro delle figlie. I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e si scelsero quelle che vollero.
Allora il Signore disse: 'Non lascerò che il mio alito vitale rimanga per sempre nell'uomo perché egli è fragile. La sua vita avrà un limite: 120 anni'.
Eppure, nonostante gli ammonimenti, nonostante la condanna e la punizione, nonostante la cacciata dal paradiso, nonostante il recente limite imposto alla durata della sua esistenza, l'essere umano era sempre più malvagio, e il suo pensiero era costantemente, invariabilmente, inesorabilmente rivolto al male. Sebbene il Signore fosse senza dubbio rimasto sorpreso dagli enormi progressi tecnici, dall'inventiva e dalla creatività, dalla capacità di adattamento e dall'istinto di sopravvivenza dimostrati dalle sue creature, vedeva con altrettanta chiarezza e lungimiranza che nulla era migliorato nell'ambito dell'etica, della morale, della condotta di vita.
Dio sapeva inoltre che ciò a cui avrebbe assistito in futuro sarebbe stato semplicemente un progresso delle tecniche, degli strumenti, dei mezzi, delle conoscenze, non certo dell'uomo in se stesso. Insomma il Creatore comprese che l'uomo, col trascorrere dei secoli, avrebbe sì costruito torri sempre più alte, mezzi di trasporto sempre più potenti e veloci, avrebbe utilizzato strumento sempre più precisi, avrebbe fatto calcoli sempre più complessi, ma a fronte di ciò non sarebbe diventato migliore, o, per essere ancora più chiari, più buono. L'egoismo, la violenza, il sopruso, lo stupro, la sopraffazione, l'arroganza, la maldicenza, l'invidia, la malvagità, si sarebbero accresciute e intensificate alla pari del cosiddetto e supposto progresso scientifico e tecnologico. D'altra parte l'altruismo, l'amore, la solidarietà, la comprensione, la pazienza, la gratitudine, la gentilezza, avrebbero impersonato, in questa immane tragedia, solo ruoli di secondo piano, ininfluenti a livello della narrazione.
Fu dopo questa serie di amare e lucide riflessioni che il Signore, l'Altissimo, l'Onnipotente, si pentì in tutta coscienza di aver fatto l'uomo. E fu a tal punto disperato e addolorato che disse: 'Sterminerò dalla terra quest'uomo da me creato, e insieme con lui anche il bestiame, i rettili e gli uccelli del cielo'.
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