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domenica 15 aprile 2007

La memoria esterna - 10

Gli effetti della smemoratezza.
Viviamo in uno stato costante di perenne stupore. Qualsiasi fatto ci sorprende come non fosse mai accaduto prima. Per noi è sempre la prima volta. Ci guardiamo reciprocamente in faccia sbalorditi chiedendoci come un essere evoluto quale il nostro possa compiere tali bassezze. Rimaniamo sconvolti e pietrificati, sopaffatti dalla mostruosità, sinceramente increduli. Questo profondo tormento, questo incessante interrogarsi, può protrarsi a lungo, a volte anche per qualche ora. Poi dimentichiamo tutto. Completamente. E se a distanza di una settimana lo stesso evento si ripete, eccoci nuovamente, sinceramente e profondamente sconvolti, increduli, sbalorditi. Si riparte da zero per subire uno shock e così via, all’infinito.

La storia, il presente, la realtà, la quotidianità si sono trasformati – o vengono percepiti – come una succesione di singoli shock che ci sconvolgono emotivamente, ma che non vengono archiviati e messi in relazione dall’azione attiva della memoria e della cultura. Non venendo interiorizzati, gli input esterni rimangono qualcosa di separato, lontano da noi. E non mettendo in relazione i singoli eventi, non possiamo nemmeno comprenderli. È per questo motivo che ci sembra sempre tutto incredibile: perché ogni volta tutto accade come fosse la prima volta.

La memoria esterna - 9

Tutto gioca contro la memoria: alcool, droghe, farmaci. Ricordare è un peccato, memorizzare fonte di vergogna o imbarazzo. Imparare un numero a memoria è inconcepibile, una cosa infantile, di un’altra epoca, non più attuale. È out – nessun termine sembra letteralmente più appropriato.

La memoria esterna - 8

Non facciamo altro che affastellare ed accumulare informazione, senza avere la più pallida idea di cosa stiamo ammassando. E non venendo interiorizzate grazie al processo del ricordare, le informazioni rimangono tali, senza alcun nesso o relazione che le lega. Sono una semplice somma di informazioni, nulla più.

Senza la funzione attiva della memoria che interiorizza l’informazione, quest’ultima rimane separata da noi. Non è cosa nostra. È un oggetto altro da noi.

Dunque la memoria non archivia semplicemente un’informazione, ma la mette in relazione con altre. Ed è solo in seguito a questo mettere in relazione che si passa dal particolare al generale, e diventa possibile astrarre, formulare opinioni, previsioni, ipotesi, leggi.

La memoria esterna - 7

Forse oggi la cultura si è trasformata in una collezione di memorie esterne in cui vengono stoccate le informazioni che una volta interiorizzavamo.

Forse ancora una volta il possesso sconfigge la comprensione.

La memoria esterna - 6

È consolante essere consapevoli che tutto ciò è stato voluto da noi. Tanto il bombardamento ossessivo di informazioni quanto il modo per resistervi. Per evitare di essere soffocati dalle informazioni che noi stessi mettiamo in circolazione, abbiamo creato degli appositi oggetti o contenitori nelle quali archiviarle, ed evitare così di doverle incamerare dentro noi stessi. Gli oggetti in questione, che potremmo genericamente definire come memorie esterne, hanno dimensioni sempre più ridotte e una capacità (intesa come volume) inversamente proporzionale alle dimensioni. Ma l’informazione curiosamente cresce anch’essa allo stesso ritmo, e dunque non si fa altro che assistere a questa battaglia tra numero di informazioni e capacità e dimensioni dei contenitori o archivi.

giovedì 12 aprile 2007

La memoria esterna - 5

Certo tutte queste positive riflessioni hanno senso se si considera la memoria un semplice archivio di informazioni, un magazzino, un accumularsi di oggetti e dati che occupano un certo volume di spazio. Si cambia invece immediatamente prospettiva se si considera la memoria non come un contenitore passivo di informazioni, ma come la facoltà attiva che le mette in relazione.

mercoledì 11 aprile 2007

La memoria esterna - 4

Per ricordarci un panorama, un volto o un istante, lo fotografiamo. Per ricordare un numero di telefono lo scriviamo, per ricordare un film lo registriamo. Per archiviare le informazioni abbiamo sostituito la memoria umana con le RAM dei computer, gli hard disk esterni, i DVD, i CD ROM, le flash card, le chiavette usb, i cellulari, i registratori, i masterizzatori.

Invece di godere con tutti i nostri sensi e il nostro spirito di un tramonto, preferiamo cercare l’inquadratura giusta, e lasciare alla fotografia il compito di ricordare. Invece di fonderci con la natura che ci circonda, per cogliere l’unicità di quell’attimo e viverlo pienamente in prima persona, preferiamo regolare la luminosità, montare il cavalletto, aspettare il momento giusto, tenere un occhio aperto e uno chiuso e guardare il mondo attraverso un piccolo buco.

La memoria esterna - 3

La straordinaria intuizione di delegare la memorizzazione della realtà a cose e oggetti diversi da noi stessi, è solo uno dei tanti esempi del nostro talento innato per trovare metodi per nuocerci. Insieme ad altre fondamentali facoltà che ci contraddistinguono come specie, la memoria è stata cacciata fuori di noi, allontanata, espulsa, condannata all’esilio lontano dai nostri confini.

La memoria esterna - 2

Pensateci bene: non è forse vero che quando si parla di memoria, la prima cosa che viene mente è qualche dispositivo elettronico, piuttosto che la facoltà propria degli esseri umani di ricordare?

Tuttalpiù, le sole immagini che ancora conserviamo di sforzo umano legato al ricordare sono quelle di un bambino che è costretto ad imparare parola per parola una poesia, per poi recitarla balbettando di fronte alla classe o alla famiglia riunita. Oppure, la memoria ha un che di vecchio e nostalgico, sa di anziano che ricorda quanto si stava meglio quando si stava peggio. Ecco, l’immagine che abbiamo della memoria oscilla tra questi due poli: una costrizione di cui non si comprende il senso, e il rimpianto di ciò che non può più essere.

Insomma, per la memoria non è un gran risultato. Roba da vecchi e bambini, dunque fuori luogo e inadeguata per un essere evoluto, maturo e adulto. E poi, francamente: Perché ostinarsi in un compito ottuso, perché sforzarsi di ricordare se c’è qualcosa che lo può fare più e meglio di noi?

La memoria esterna - 1

Ricordare è out.
Possiamo essere soddisfatti: la memoria non è più un ingrato compito cui l’umana specie è condannata. Ci siamo definitivamente tolti di mezzo questo ingombrante problema, questa fatica inutile. La memoria non è più cosa nostra, da quando abbiamo inventato tutta una serie di oggetti che ricordano in nostra vece. Ma ci pensate? La memoria non è più una cantilena da ripetere ossessivamente per fissare nella mente ogni singola parola di qualche stupida poesia, ma ha oggi la solida consistenza metallica di un hard disk o le minuscole dimensioni di una flash card.