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sabato 24 novembre 2007

Le magnifiche sorti e progressive - 12

Non è senza un certo compiacimento che ciascuno di noi considera il progressivo allungarsi della vita media dell’essere umano.
Eppure, a guardar bene, la vita, oggi, è davvero più lunga? No: è la sopravvivenza che si protrae. La sola parte dell’esistenza che si prolunga è la vecchiaia: si rallenta la degenerazione senza per questo eliminarla.
Un conto, infatti, sarebbe frenare la crescita; un altro è rallentare l’invecchiamento. Prolunghiamo il peggio, per dirla in altre parole. All’interno delle nostre società ottuagenarie, gli individui non possono far altro che rispecchiarsi l’uno nell’altro, e offrirsi vicendevolmente come relitti alla deriva, relitti che sì, forse ci metteranno un po’ di tempo in più ad innabissarsi, ma che in ogni caso non sfuggiranno a questo inevitabile destino.

Noi per primi siamo dei rottami, e ovunque ci voltiamo non vediamo altro che vecchi catorci che si nascondono dietro una parossistica attività fisica. È quantomeno paradossale che le società contemporanee dichiarino di voler essere sempre più giovani, veloci ed efficienti quando fisicamente e mentalmente sono sempre più vecchie e dunque incapaci di rispondere agli standard di efficienza che esse stesse si impongono.

È vero, andiamo in palestra. È vero, facciamo jogging, o pedaliamo. Ma qualcuno si è mai preso la briga di osservare con attenzione chi pratica attività fisica? Nessuno sembra prendere coscienza del fatto che sempre meno bambini, adolescenti e giovani praticano sport, mentre quello che faticosamente si muove nei parchi e nelle palestre è un mondo di uomini di mezza età o pensionati, non certo di ragazzini. Non essere umani acerbi, dunque, ma frutti che hanno oltrepassato il confine della maturità e cercano semplicemente di ritardare o nascondere l’evidente decadimento, la marcescenza.

Ebbene sì: a sostenere sulle proprie spalle le progredite società occidentali sono da un lato giovani obesi, inetti, incapaci di qualsiasi movimento, sforzo o azione. Una generazione di sedentari, di masse debordanti di carne umana stordite e inebetite dal passivo esercizio della scatola televisiva, in ogni forma e derivato. Dall’altro abbiamo una proliferante massa di anziani, dei quali alcuni conservano qualche barlume di efficilenza fisica e lucidità intellettuale, mentre la maggior parte sopravvive o tira a campare, chi su una sedia a rotelle, chi senza la possibilità di muoversi, parlare o pensare, e così via.


giovedì 24 maggio 2007

Le magnifiche sorti e progressive - 11

L’importante è la salute.

Proprio stasera ci ribadiscono a gran voce che siamo vecchi, (i più vecchi d’europa, solo i giapponesi, nel mondo, sono più vecchi di noi). E siamo anche sempre più poveri. Fanculo. Sai che novità. Qui tutto ha l’odore sgradevole di ciò che è eccesivamente maturo e sconfina nel marcio, ma evidentemente l’olfatto generale si abitua presto a ogni genere di lezzo. Non sarebbe invece il caso di porre un limite di decenza alle nostre vite? Beh, non tutte, mi limiterei a quelli come noi, come me, per intenderci; sarebbe opportuno evitare di protrarre troppo in là l’esistenza di schifezzuole deboli e passive, povere e vecchie, rancorose e capaci solo di lamentarsi, ormai prive di memoria ma ossessionate dai ricordi. Qualcuno dovrebbe fermarci prima, anzi dovremmo essere noi stessi a prenderne coscienza. Un po’ come fece Mishima. Ma siamo solo dei dannatissimi vecchi, nient’altro, e la lucidità è ormai acqua passata.

Moralisti del cazzo. Certo, fate pure l’apologia della senilità. Esaltate le virtù della terza età! Cos’altro può fare una società vecchia se non cercare di rendere accettabile il proprio destino? Può forse permettersi di dire la verità? Ossia che la vecchiaia non è nient’altro che decadenza?

Ma certo, facciamoci mantenere in vita ancora più a lungo. Magari in ospedale. Magari da soli, completamente abbandonati a noi stessi, senza un cazzo di nessuno perché nessuno si è preoccupato di mettere al mondo dei figli. Magari inchiodati a un letto, attaccati a una flebo e dipendenti da medicinali per tirare a campare; il mondo in una stanza, un corridoio, circondati da esseri umani nel pieno delle loro forze che devono spendere la loro giornata e le loro energie per mantere questi ruderi in vita. Ahahahah che grande opportunità! Che fottutissimo progresso! Una massa di vecchi ignoranti sulle spalle del mondo, vecchi che assorbono tempo, spazio e risorse.

Noi no, non abbiamo la fortunata sorte dei replicanti di Blade Runner, che cessano di vivere al climax della loro potenza e bellezza, noi no, noi abbiamo scelto un altro destino. Del resto, va bene così, ci crediamo forse degli eroi? Siamo forse così cari agli dei da avere il privilegio di morire giovani? Eh no, noi siamo condannati a vivere a lungo, il più a lungo possibile, facendo qualsiasi cosa pur di restare anche solo come dei vegetali a sottolineare la nostra esistenza, a farla pesare al mondo intero.

E sapete qual è la cosa più ridicola di tutte? La barzelletta secondo la quale noi dovremmo incarnare il progresso, il futuro, la speranza, quando non ci siamo ancora resi conto che il dado è tratto, e che invece di un’inversione di tendenza stiamo rotolando senza possibilità di scampo verso il decadimento, la smemoratezza, il rimbambimento, la debolezza e la passività. È tutto qui, davanti ai nostri occhi, cazzo. Siamo noi. Ma nessuno che abbia un po’ di pelo sullo stomaco per dirlo a chiare lettere.

Eh no cari sbarbatelli dell’est! Eh no, govani fondamentalisti islamici! Altolà, giovani laureati! Dove pensate di andare? Fate i bravi e prendete questo lecca-lecca. Ci siamo ancora noi di mezzo, i vecchi, a occupare i posti buoni! Divertitevi pure, giocate certo, del resto i giovani devono ruzzolare, sbucciarsi i gomiti e le ginocchia, mentre noi ci intratteniamo con discorsi da grandi. Mi spiace, ma siamo ancora tra i coglioni. Ahahahah sapete cosa siamo? Un tappo. In cima ci siamo noi, i vecchi, un cazzo di tappo che cerca di opporsi a una grandissima pressione proveniente dal basso. Sarà forse tardi, ma prima o poi qualche benefattore ci farà saltare.

giovedì 12 aprile 2007

Le magnifiche sorti e progressive - 10

Ciò che è intollerabile dei modelli ideali dell’essere umano sta proprio nel fatto che siano dei modelli. E soprattutto non si capisce perché, alla luce dei fatti, debbano sempre essere proposti dei modelli ideali, positivi, ottimistici. Perché nessuno ammette che l’ideale dell’uomo buono crolla miseramente al primo confronto con la realtà o la storia? Quand’è che la smetteremo di rappresentare noi stessi invece di essere noi stessi?

Le magnifiche sorti e progressive - 9

L’idea razionale del progresso è speculare all’idea inconscia dell’involuzione, della degenerazione. Mentre razionalmente ci illudiamo di progredire, in realtà inconsciamente procediamo alla nostra eliminazione. All’evoluzione conscia corrisponde un’involuzione inconsapevole uguale e contraria.

Le magnifiche sorti e progressive - 8

Che gesto nobile, che animo cavalleresco riconoscere la nostra inferiorità e levarci rispettosamente dai piedi!

Il catastrofico trionfo dell’essere umano. Il suicidio di una parte per il bene del tutto. Meglio di questo scenario, cosa pretendere?

Attraverso la nostra eliminazione, noi rappresenteremo l’universo che corregge i propri errori. Solo così potremo coronare il sogno di uscire dal nostro limitatissimo punto di vista per riconoscere l’esisitenza di un ordine superiore - l’equilibrio o l’armonia dell’universo.

mercoledì 11 aprile 2007

Le magnifiche sorti e progressive - 7

Questa civiltà di benestanti, obesi, narcotizzati, da troppo tempo non soffre per qualcosa di reale. Siamo assetati di guerra, sangue, rivoluzioni, devastazioni. La pace ci ha nauseato. La parola libertà ha perso qualsiasi significato.

Le magnifiche sorti e progressive - 6

Mettiamo per un attimo da parte i casi eccezionali. Dimentichiamoci i geni, i talenti, gli eroi, i predestinati, gli eletti, i martiri, i santi, (dimenticarcene per un attimo, metterli tra parentesi, non significa negarne l’esistenza). Solleviamo lo sguardo da questa sparuta minoranza, e osserviamoci attorno. La gran parte di noi è forse eroe o santo? È degno di essere definito genio? Il mondo è forse popolato di virtuosi? Pensate mai a quanti miliardi di esseri umani hanno condotto da tempo immemore e continuano a condurre un’esistenza abietta, inutile, priva di senso?

Le magnifiche sorti e progressive - 5

Man mano la vita non si riduce nient’altro che a una serie di opportunità mancate, di porte chiuse, obiettivi non raggiunti, domande senza risposta, viaggi senza destinazione, carte sprecate, conti che non tornano, bilanci truccati, amori non corrrisposti. Rimane in bocca un senso di disgusto e di incredulità sulle ragioni di tutto ciò. Perché creare un essere che prendendo coscienza di sé comprende infine che il suo fine ultimo è la sua fine?

Le magnifiche sorti e progressive - 4

Il solo modo di affermarci è negarci. Dichiarare la nostra inadeguatezza, i nostri limiti, il nostro errore, e l’orrore delle nostre esistenze. Noi non siamo semplicemente inutili, siamo nocivi. Siamo un virus che ha infestato il pianeta e ne ha compromesso inesorabilmente l’equilibrio.

Le magnifiche sorti e progressive - 3

Progrediamo, gente, progrediamo! Ancora più in fretta! Che stupido che sono, dannato stupido! Ho sempre creduto di vivere nella peggiore tra tutte le società mai succedutesi sulla faccia della terra, mentre invece siamo proprio noi, noi tutti, i protagonisti di questo sforzo immane, questa accelerazione inaudita verso la fine! Solo noi abbiamo compreso tutto! Noi siamo la punta dell’iceberg, l’anello conclusivo dell’evoluzione: saremo noi a schiacciare il bottone! Noi riscatteremo il senso dell’esistenza dell’intera umanità, sacrificandoci per un bene più grande, la nostra assenza.

Le magnifiche sorti e progressive - 2

Ecco, questo mi sembrerebbe degno dell’umana compagnia con cui attualmente condivido questa fantastica esperienza: una volta riconosciuta la nostra dannosità, provvedere nel più breve tempo possibile a sbarazzarci di noi stessi.

Le magnifiche sorti e progressive - 1

Il processo evolutivo dell’uomo ha quale obiettivo ultimo la sua eliminazione. Una società è tanto più progredita quanto più rappresenta una minaccia per l’intera specie. E il progresso non è nient’altro che elaborare nuovi, sottili, perversi, complessi, affascinanti modi di distruggerci.